Il linguaggio dell’energia: chakra e ascolto di sé

Il linguaggio dell’energia: chakra e ascolto di sé

1 – Una mappa per fermarti e ascoltare.

Il linguaggio dell’energia. Corso esperienziale sui chakra, di Mara Lenzi e Nancy Zedda, mi interessa per una proposta precisa: mettere insieme il corpo, le emozioni e la dimensione interiore attraverso un percorso di ascolto. La copertina unisce i simboli dei chakra al mondo delle piante e dei profumi, anticipando l’incontro fra i due filoni del volume.

copertina il linguaggio dell energia

2 – Due sensibilità che trovano un punto di incontro.

La presentazione editoriale descrive due percorsi complementari: Nancy Zedda porta il mondo delle piante, degli oli essenziali, dell’aromaterapia e del massaggio; Mara Lenzi quello della meditazione, del suono, dei mantra e delle pratiche energetiche. Nella prefazione firmata dalle autrici il punto di incontro è l’ascolto.

Mi sembra una premessa interessante per chi, come me, considera importante guardare alla persona nel suo insieme. Nella vita quotidiana puoi prestare molta attenzione a ciò che devi fare e pochissima a ciò che senti. Un libro può essere utile anche quando ti aiuta a interrompere questa abitudine e a formulare domande migliori.

Nelle pagine iniziali il tono delle autrici è invitante e accessibile. Propongono una mappa da esplorare e mettere in discussione, riconoscendo che lo stesso simbolo o la stessa esperienza possono avere significati diversi per persone diverse. Apprezzo questa apertura: un percorso interiore perde molto del suo valore quando pretende risposte identiche per tutti.

3 – Che cosa contiene il percorso.

Il sommario organizza il lavoro in otto parti. Si parte dal sistema dei sette chakra e dalle relazioni fra i centri; si passa alle tecniche energetiche, all’incontro con l’aromaterapia e agli oli associati ai diversi chakra; si affrontano poi frequenze, rituale aromatico e associazioni fitoterapiche tradizionali.

Il tema delle relazioni fra i chakra mi incuriosisce più di un semplice catalogo di colori e corrispondenze. Nell’indice compaiono, per esempio, il rapporto fra espressione e creatività e quello fra azione e visione. Letti come immagini simboliche, questi collegamenti possono suggerire domande concrete: riesci a esprimere quello che senti? Le tue azioni corrispondono alla direzione che vorresti dare alla tua vita?

La struttura lascia intravedere un manuale orientato all’esperienza, non soltanto alla descrizione. Le sezioni dedicate alle modalità di applicazione e agli esempi pratici lo confermano sul piano del progetto editoriale. Il giudizio sulla chiarezza, sulla completezza e sulla sicurezza di quelle istruzioni richiede però la lettura dei capitoli, che qui non ho a disposizione.

4 – Il valore dei chakra come linguaggio simbolico.

Nella prefazione e nell’introduzione le autrici presentano i chakra come una mappa dell’esperienza umana. Questo è il livello sul quale trovo più sensato avvicinarmi al libro.

Una mappa simbolica può aiutarti a dare forma a sensazioni difficili da raccontare. Il radicamento può diventare una domanda sulla stabilità; la comunicazione una domanda sui confini e sulle parole che trattieni; il cuore una domanda sulla capacità di entrare in relazione. Sono possibilità interpretative, non diagnosi.

Se ti riconosci in una descrizione, puoi usarla per riflettere e osservarti. Non puoi dedurne automaticamente che una ghiandola funzioni male o che un organo sia malato. Le corrispondenze fra chakra, organi e ghiandole appartengono alla cornice tradizionale del percorso: non equivalgono a risultati di esami clinici.

Per me questa distinzione consente di apprezzare il linguaggio del libro senza chiedergli di svolgere un compito diverso da quello che può sostenere.

5 – Il punto critico: le due prefazioni non parlano allo stesso modo.

Nella prefazione firmata da Mara e Nancy si distingue esplicitamente la tradizione olistica dalla conoscenza scientifica e si escludono finalità diagnostiche o terapeutiche. È una delimitazione chiara e utile.

La prefazione esterna, firmata Edi, usa invece un registro diverso. Attribuisce gran parte delle problematiche fisiche a squilibri energetici e suggerisce che un’attenzione a questi squilibri possa risolvere problemi di salute, anche importanti, prima della loro manifestazione. Collega inoltre la guarigione alla volontà interiore e alla fiducia nella propria capacità di guarire.

Su questo passaggio il mio giudizio è critico. Le pagine disponibili non forniscono prove che consentano di trattare quelle affermazioni come fatti medici. E parlare di volontà di guarire può facilmente lasciare alla persona malata un peso ingiusto: se la malattia persiste, non significa che tu non voglia stare meglio o che tu non abbia lavorato abbastanza su di te.

La tensione fra le due prefazioni merita attenzione. Non attribuisco automaticamente alle autrici tutte le affermazioni del prefatore, ma chi legge le incontra nello stesso volume. Io conserverei come criterio la cornice più prudente espressa dalle autrici: esperienza, simbolo e ascolto, senza trasformarli in promesse di guarigione.

6 – Energia, frequenze e prove scientifiche.

Nell’indice compaiono sezioni sulle frequenze associate agli stati di salute e agli oli essenziali. Senza leggere quei capitoli non posso dire come siano spiegate, quali fonti siano usate o quali limiti vengano dichiarati.

Posso però indicarti un criterio di lettura: una grandezza fisica deve avere una definizione, un metodo di misurazione e risultati riproducibili. Il fatto che una parola venga usata nella fisica non rende automaticamente scientifico ogni impiego della stessa parola nel benessere.

Per confronto, il Centro nazionale per la salute complementare e integrativa segnala che non esistono prove scientifiche dell’esistenza del campo energetico postulato nel reiki. Questa informazione riguarda quella pratica, non è una sperimentazione sul libro; aiuta però a capire perché l’idea di un campo energetico non possa essere data per dimostrata soltanto perché appartiene a una tradizione.

Puoi trovare significativo un rituale, un’immagine o una visualizzazione. Il beneficio che senti resta un’esperienza da ascoltare; non dimostra da solo una spiegazione energetica né l’efficacia di un trattamento per una malattia.

7 – Aromi e meditazione: valutare ogni pratica per quello che è.

Il richiamo agli aromi è uno degli aspetti più caratteristici del volume. Un profumo può accompagnare un momento di attenzione e avere per te un significato personale. Questo interesse non rende intercambiabili tutti gli oli o tutte le modalità di impiego.

La scheda sull’aromaterapia del Centro nazionale per la salute complementare e integrativa descrive l’uso degli oli essenziali per inalazione o, diluiti, sulla pelle. Non ricavo dall’indice del libro dosi, miscele o istruzioni da suggerirti: mancano le pagine necessarie per valutarle. In particolare, un’associazione simbolica con un chakra non è un’indicazione medica all’uso di una pianta.

Anche per la meditazione esistono studi su stress, ansia e qualità del sonno, con risultati e limiti diversi secondo la pratica e il problema esaminato. Queste ricerche non dimostrano automaticamente le teorie dei chakra né l’efficacia degli esercizi specifici di questo volume.

Se il tuo obiettivo è il riposo, puoi affiancare a questa lettura il mio approfondimento su dormire senza melatonina, nel quale distinguo abitudini, interventi e aspettative realistiche.

8 – Il collegamento con il lavoro sul terreno.

La parte che sento più vicina al mio modo di lavorare è l’invito a osservare la persona, anziché inseguire soltanto una soluzione isolata. Quando parlo di terreno penso anche alle abitudini, al riposo, alle relazioni e al contesto nel quale vivi.

Fermarti a riconoscere una tensione o un’emozione può aiutarti a capire che cosa vuoi cambiare. Da lì serve però un passaggio concreto: una scelta, un confine, un’abitudine più sostenibile. Il simbolo può aprire una domanda; la risposta prende forma nella vita quotidiana.

È il motivo per cui consiglio di leggere e seguire anche Terre dell’anima, iscrivendoti al blog se vuoi approfondire questi temi. Il counseling può offrire uno spazio di ascolto e orientamento per il lavoro sul terreno; non sostituisce una diagnosi medica o una psicoterapia quando sono necessarie. Ne ho parlato anche a proposito del rapporto fra counseling e cambiamento delle abitudini.

9 – A chi può interessare questo libro.

Da quello che ho potuto esaminare, lo vedo adatto a te se sei curioso del linguaggio dei chakra, cerchi spunti di introspezione e vuoi esplorare l’incontro fra simboli, corpo e mondo aromatico. La struttura breve e articolata suggerisce un’introduzione al percorso; non basta a stabilire quanto sia approfondita ogni pratica.

Non lo sceglierei come riferimento per diagnosticare sintomi, curare patologie o decidere di modificare terapie. Non posso nemmeno consigliarlo come manuale operativo completo per gli oli essenziali senza averne verificato le istruzioni.

Il mio giudizio, limitato alle pagine disponibili, è quindi favorevole all’intenzione di creare uno spazio di ascolto e più cauto sulle affermazioni sanitarie. Mi interessa la possibilità di fare domande attraverso i simboli; mi convince meno ogni passaggio che attribuisce alla dimensione energetica spiegazioni o promesse cliniche non dimostrate.

10 – Il libro per approfondire.

Il collegamento seguente, come quello all’inizio dell’articolo, è affiliato: il tuo acquisto potrebbe farmi guadagnare una piccola commissione, senza alcun sovrapprezzo per te.

11 – Porta l’ascolto dentro la tua giornata.

Se vuoi capire come tradurre l’attenzione al corpo e alle tue abitudini in un percorso concreto, chiamami allo 059 761926: possiamo concordare un primo incontro, anche a distanza.

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Che rapporto hai con il linguaggio dei chakra? Ti aiuta a comprenderti oppure lo trovi lontano dalla tua esperienza? Lascia un commento o una domanda: ti risponderò volentieri.


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